I vecchi computer nelle scuole hanno nuova vita grazie a Neverware
C’era un volta quando gli studenti potevano accedere a computer migliori a scuola rispetto a quelli nelle loro case. Con l’esplosione della tecnologia di consumo, non è più così. Si può tranquillamente affermare che ora la maggior parte degli studenti posseggono dei computer più potenti rispetto a quelli che trovano a scuola.
Le scuole lottano duramente per avere degli apparecchi al passo coi tempi, ma semplicemente non possono permettersi il lusso di cambiare i computer con la stessa velocità con cui gli aggiornamenti escono. Proprio per questo l’infrastruttura informatica nelle scuole scarseggia.
Hefter è il CEO di Neverware, lo startup che si occupa di questo baratro tra l’infrastruttura informatica delle scuole e la necessità di nuovi software. Neverware fornisce una piattaforma virtuale che Hefter ha definito come “l’ultimo miglio del cloud computing“.
I desktop virtuali non sono un’idea nuova. Ci sono diverse compagnie importanti che si occupano di clienti con iniziativa. Sebbene alcune siano paragonabili a delle implementazioni per un distretto scolastico più che a delle corporazioni, ci sono delle differenze sostanziali: il budget è quello più ovvio.
Neverware è progettato in maniera semplice. Infatti, Hefter sta caricando il primo tentativo (sebbene stia ancora cercando finanziamenti). L’enfasi sulla resa non basta a procurargli delle risorse, ma punta alle risorse delle scuole per sostenere Neverware.
Il prodotto di bandiera di Neverware è JuiceBox, una applicazione da server che, quando connessa a una rete LAN, può potenziare fino a cento vecchi computer con Windows 7. Nel caso non si siano ultimamente controllati i requisiti per Windows 7, eccoli: un processore da 1GHz o superiore da 32 o 64bit, 1GB di RAM, 16GB di spazio libero sul disco e una scheda grafica che supporta DirectX 9. Quindi quanto “vecchie” possono essere questi vecchi computer? Hefter ha detto che non c’è desktop che non riesca a far funzionare.
JiuceBox crea una cloud locale e privata, qualcosa che si rivolge alle preoccupazioni delle scuole: privacy, sicurezza e attendibilità. Hefter fa quindi un’analogia con le auto elettriche contro quelle a benzina per confrontare lo spreco energetico e ambientalistico dell’industria informatica con l’efficienza del progetto di Neverware. Si tratta di un deposito di potenza informatica e grazie a questo le scuole possono aggiornare una sola macchina e non tutte.
Attualmente Hefter sta testando due programmi piloti nelle scuole del New Jersey, ma sta progettando di mettere sul mercato JuiceBox tra pochi mesi.

